Un messaggio

Voglio condividere una piccola esperienza avvenuta ieri, che anticipatamente mi impegnava testa e cuore da qualche mese, dove penso di aver ricevuto un insegnamento che provo a verbalizzare: In una chat di compagni fraterni con opinioni diverse sull’oggi, uno dei miei amici d’infanzia ha recentemente avuto con grande gioia un figlio.
Purtroppo da tempo cercavo diverse possibilità per incontrarli ma non trovavo il modo, anche perché lui, ho scoperto, si sentiva totalmente responsabile della salute della famiglia e l’idea che io non fossi vaccinato lo preoccupava. Siamo arrivati al compromesso che avrei fatto il tampone per garantirgli una certa serenità negli abbracci e nello stare assieme. Purtroppo però arrivato in città era impossibile trovare una farmacia disponibile, ora che milioni di irriducibili lo usano per lavorare. Con enorme mortificazione stavo per abbandonare tutto oramai esausto, quando l’amico ha aperto uno spiraglio, ci saremmo trovati fuori all’aperto portando un po’ di attenzione. Mi sentivo comunque avvilito perché il numero delle incomprensioni da entrambe le parti era cresciuto notevolmente e temevo di trovarmi col cuore infranto difronte a una distanza che non riuscivo a colmare.
Sono andato lentamente a zonzo per la città, distratto un po’ dai libri di una bella libreria, comprato un regalino per il pupo e poi meditabondo, arrivato all’incontro. Quando l’amico è sopraggiunto ci siamo entrambi mascherati e ho ammesso di essere molto emozionato. Era bello vedere i cambiamenti avvenuti sulla nostra pelle, tramite gli indizi che la chat di whatsapp non poteva mostrare. Subito l’energia fisica della compresenza aveva sciolto le tensioni mentali e le nostre posizioni critiche avevano perso completamente rilevanza. La presenza fisica, l’anima e il corpo, hanno irraggiato allegria e hanno confermato che siamo amici.
Penso che possiamo e dobbiamo incontrarci anche con le restrizioni, è importante muoverci e trovarci fisicamente con l’altro sospendendo le nostre posizioni personali. Il luogo di incontro con l’altro è un posto nuovo, è l’insieme creato da due parti con diverse qualità che si integrano.
Il ponte con l’altro è stato bombardato nella quarantena ed è continuata la sua erosione nelle chat. Col virtuale e il mentale non possiamo integrare quelle qualità fisiche o che si esprimono tramite il corpo, che ci dicono immediatamente perché siamo amici. Essere amici non vuol dire avere visioni uguali su tutto, ma averle nel profondo e questo lo avvertiamo nella realtà fisica, prendendo contatto con ciò che realmente è .

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