Pino Sebastos

Una marionetta è mossa e manovrata dal burattinaio, oppure sta ferma.

L’uomo è mosso dalle emozioni, altrimenti è fermo.

Siam mossi e manovrati dal campo astrale, il piano emotivo, come le marionette.

Come un pinocchio venerabile continuiamo a essere mossi e a volte ci muoviamo..

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come Nut e Urano

entrambi vengono dalla notte stellata come l’egizia Nut e il greco Urano

entrambi con passo lieve sulla terra, abitano le volte celesti e levitano nell’abbraccio

Cambiare nel 2026

  • Davvero dovresti cambiare!!!

Ma come si fa a cambiare e agire diversamente? Come si può cambiare comportamento rispetto al proprio?

  • Lasciando andare, si perde l’intento originale e si esplora una nuova strada.

Si è portati a cambiare quando avvertiamo frustrazione, quando tocchiamo il fondo oppure magicamente cambiamo prospettiva. A volte il cambiamento avviene senza che ce ne accorgiamo, diversamente invece ci vuole un certo talento per innescare la catarsi. Quindi, come possiamo cambiare in modo consapevole?

  • Non ho una risposta ma abbiamo iniziato un percorso 50 anni fa! Diverse volte ci siamo staccati da un ambiente dominante cercando di ritornare indipendenti e ripartire da lì, da noi.

Ho raffreddato spesso l’infiammazione che correva nel mio corpo “refrigerando l’anima”. La natura sensibile e l’affrontare la vita di petto, mi ha portato a sviluppare stress, a rendermi reattivo e molto teso. Accettare la mia debolezza e volergli bene mi ha sempre giovato. Cambiare il mio modo di respirare mi aiuta, ma poiché non ci riesco bene, nel tempo ho affrontato anche separazioni fisiche difficili, tra cui la più semplice è stato un intervento chirurgico. Ho cambiato tanto nella vita: il mio corpo, le case, le persone con cui sto, e il mio ritmo quotidiano, ma la vera sfida è lasciar andare gli intenti che guidano le azioni. La vera sfida sono sempre io.

  • Se non mi ribello al mio comando, non posso davvero cambiare ciò che sono abituato a essere. Ribellarmi ai miei intenti, che possono essere semplicemente che tutti stiano bene, che ognuno sia sereno, che ci sia ordine e chiarezza, e che le parti siano giuste.

Ribellarmi all’intento di controllo e arrendermi beatamente a ricevere. Ribellarmi dal voler controllare la vita che mi circonda e accorgermi invece degli impulsi interiori che mi condizionano.

  • Aver fiducia che la vita scorre e muta naturalmente e non necessita del nostro intervento.

E’ sufficiente la nostra presenza.

Buon 2026

I corridoi delle crisalidi

Ho passato una notte di veglia, ospite nei corridoi del pronto soccorso cittadino, come biglietto di viaggio avevo la flebo ..

Tale a lapilli, avvolti dalla penombra, le storie dei presenti si raccontavano libere.

L’alta intensità con cui apparivano, i cambi di scena continui, le sovrapposizioni di numeri di posti letto, tutto si mostrava come un grande spettacolo

Non sono gli inferi quei luoghi dove la luce favilla nel buio?

Ieri notte, venerdì 17 febbraio, nella città dove si festeggia il carnevale, comparivano tutti gli eccessi più colorati: giovani lucignoli mezzi ignudi con cocktail di droghe oracolari, ex sposi già vecchi che si ritrovavano vicini di letto, e poi sogni deliranti, sproloqui, scene egoiche, transfert, drammi infiniti e tutti i possibili registri psicologici brulicanti, in scena, sul linoleum elettrosaldato dell’ospedale.

Tutte queste storie, assurde, irreali (ma reali), ossessive, e straordinarie infine avevano un contenitore, un ospitale; oltre al fatto che pure gli infermieri erano intrattenuti dal baccano, tutto questo mi ha fatto ricordare due cose:

Una è che l’ospedale per sua natura e vocazione ospita le miserie: malattie, incidenti, insanita e tutte quelle cose che uno non vorrebbe. Misericordia è stata forse il suo primo nome, che letteralmente significa ricorda i miseri, i bisognosi. E la miseria a noi cosa ricorda? ci fa paura in primis, la rifuggiamo, ma poi? se siamo costretti a doverla guardare? Sicuramente ci parlerà, e probabilmente ha un importante racconto nel buio che aspetta di rivelarsi, sulla via della salute. Un’altra memoria sopraggiunta sono i pensieri di Mario Tobino di “Le libere donne di Magliano”, dove il poeta e direttore del nosocomio ante psicofarmaci, incanta e mostra come in quel luogo anche le follie più reiette, avessero uno spazio dove esprimersi.

L’ospedale ieri notte era per me un teatro greco dove le miserie dell’uomo venivano accolte e curate, e ognuna delle 30 comparse a loro insaputa era un cantastorie picaresco che merita il mio ringraziamento per aver parlato di se e passato una notte di crisi assieme.