Il primato delle Arti, da sempre conteso, se da assegnare alla scultura o alla pittura, anche in me ha sempre dibattuto, finendo spesso in favore alla seconda.. per tante ragioni, emozioni o attitudine personale. Rimane comunque l’interrogativo aperto e vivo. Così, con questa curiosità ho dato volume a due dipinti, traducendoli in bassorilievi di argilla e poi coccio. Qualcosa che sta tra la seconda e la terza dimensione, nel limbo a metà tra queste. Solo per vedere e provare a sentire che effetto fa.
Non ho tradotto una pittura in una scultura a tutto tondo, ma gli ho aggiunto solo un corpo sottile, quello del bassorilievo o dello schiacciato. Cosa avviene? Cosa cambia, nasce o muore?





Ad esempio per Michelangelo e Leonardo è facile intuire da che parte stessero, e interessante è l’opinione di Leonardo che mette al primo posto la pittura, in quanto capace di sintetizzare spazio e colore su un unico piano e rappresentare cose incorporee come la nebbia, impossibile a suo avviso per la scultura, mentre ne individua un limite nella durata temporale inferiore rispetto a quella. Poi più addentro dice che il bassorilievo è imparentato alla pittura rimanendone comunque un suo parente povero.
Pietro Aretino invece pone la scultura come “essere” e la pittura come “parere” e un’altro scrittore umanista, Benedetto Varchi, arriverà a porre questa domanda sul primato delle arti, agli artisti dell’epoca, raccogliendo il parere dei più celebri del’500. Verrà pubblicato nel 1549 questo documento accompagnato con un sonetto di Michelangelo “Non ha l’ottimo artista alcun concetto”.
Sonetto 151,
Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.
Il mal ch’io fuggo, e ’l ben ch’io mi prometto,
in te, donna leggiadra, altera e diva,
tal si nasconde; e perch’io più non viva,
contraria ho l’arte al disïato effetto.
Amor dunque non ha, né tua beltate
o durezza o fortuna o gran disdegno
del mio mal colpa, o mio destino o sorte;
se dentro del tuo cor morte e pietate
porti in un tempo, e che ’l mio basso ingegno
non sappia, ardendo, trarne altro che morte.
Per Cellini la scultura è migliore perché ha a che fare con 8 prospettive diverse e riguardo al colore usa l’epiteto di “ingannacontadini”. Nel resoconto del Varchi poi, in ultimo chiosa Michelangelo rimarcando che se pur sorelle, la scultura e la pittura hanno un rapporto simile a quello tra sole e luna: la prima illumina la seconda.
Dopo tutta questa premessa e l’immagine lanciata da Michelangelo, penso che l’atto di illuminare, l’illuminazione, provenga prima di tutto dal disegno, per la leggerezza e immediatezza con cui emerge. Al disegno quindi spetterebbe la preminenza come atto rivelatore; la pittura come spazio mentale e la scultura come corpo dell’idea.
Così, la domanda sul paragone delle arti potrebbe esser anche riformulata su: quale dimensione preferisco? in quale di queste mi piace stare di più? nell’idea epifanica, nello spazio mentale o maggiormente in quello fisico?








































