



Dopo 17 anni passati quasi senza dipingere, sono arrivati 4 quadri. Entrambi ispirati da un immagine guida ed entrambi misuranti 59 x 84 cm. Faccio questa premessa proprio perché rientrando dopo tanto tempo nello stato d’essere del pittore, son curioso di notare le differenze tra ieri e oggi.
Descrizione delle pitture :
1- “il ritorno del figliol prodigo”, tempera all’uovo su tavola. Studio grafico dall’omonima scultura di Arturo Martini.
2- “la temperanza”, tempera all’uovo su tavola. Rielaborazione della Venere Callipigia del museo Nazionale di Napoli.
3- “la forza”, tempera all’uovo su tavola. Studio di un frammento scultoreo con raffigurato Ercole.
4- “contadina dell’altai”, tecnica mista su tavola. Ispirato dalla madonna della misericordia di Piero della Francesca e una grafica di Burri con arcobaleno.
Sapendo che tutti i riferimenti sia tecnici che figurativi utilizzati durante la creazione di una immagine, possono essere facilitatori e allo stesso tempo inibitori del percorso espressivo, è un gioco sapiente quanto spazio dare a questi e quanto invece farsi guidare esclusivamente dall’intuito.
L’esperienza della pittura può essere puramente meditativa, riportandoci in contatto col nostro sé. Questo contatto è tanto profondo quanto più ci immergiamo in noi stessi lasciando che l’intuito ci guidi la dove magari pensavamo non ci fosse nulla.
Ora documento alcuni passaggi della genesi della “contadina dell’altai”, che è stata la più elaborata ricevendo molto sostegno. Per farla dapprima ho raccolto due cartoline lungo un viaggio sulle strade dell’arte tra Città di Castello e San Sepolcro, poi le ho fuse assieme generando una figura austera, che come una finestra o un prisma scompone la luce in un arcobaleno. In ultimo ho creato la stessa immagine anche tridimensionalmente.




Il gioco creativo mi ha preso molto ma, allo stesso tempo non avevo avuto una esperienza immersiva nell’intimo come avrei voluto e non ero soddisfatto. L’occasione si è presentata, andando prima ad una conferenza e poi ad una pratica meditativa con Selene Calloni Williams, che ringrazio profondamente. In quella giornata dal titolo “Sono foresta”, abbiamo avuto modo di approfondire molti aspetti della spiritualità. Da qui, e anche dai miei cari che mi spronano a fare “più Marco”, la decisione di tornare sul dipinto. Dopo diversi passaggi “lugubri” è emersa la figura che piano piano andava ripulendosi di una bellissima contadina nomade, custode della natura. Perché l’uomo come dice Selene è il custode dell’albero e della bellezza.
