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bozzetto per una scultura ad uso collettivo in un parco

cavallo bardo

“cavallo bardo”

gesso patinato, funi, ardesia

cm 40 x 16 x 11

Il cavallo dell’Appennino parmense è robusto, docile e volonteroso. Le sue forme piene e il suo colore baio scuro mi affascinano.

Chiara Guidi, fondatrice della compagnia di teatro sperimentale Societas Raffaello Sanzio, una volta mi tratteggiò la sua idea di arte :- “un cavallo nero che passa nel buio, un’immagine che si spreca, che passa, che c’è e da un’energia”.

L’arte, come il cavallo è un pieno di bellezza che possiamo anche non vedere ma, come gli alberi che ci circondano in un parco, ne avvertiamo l’affettuosa presenza.

L’opera cavallo bardo è pensata per essere sviluppata nella dimensione pubblica in grande scala, di almeno 4 metri per 2 in bronzo patinato scuro e colate acide.

La sua forma ovoidale come un ciottolo d’acqua, le funi che scendono come crini servono per salirci sopra, per agevolare la libera fruizione da parte dei bambini che col loro gioco la possono reinventare.

umberto bellintani

Poiché veramente sono fratello

Poiché veramente sono fratello
del topo nella bocca della gatta
che svelta se ne corre via
e sopportare non posso il ragazzo
scemo che inchioda al tronco
dell’acero la lucertola

ecco che uccido il ragazzo
con il cuore e gli tronco le mani,
poi rendo la testa della gatta
in poltiglia con colpi di pietra

ed è davvero perché sono fratello del fossato
della latta arrugginita e dei ciottoli
della strada e di ogni essere che vive o non vive
ecco che amo e odio follemente il mondo.

(U.Bellintani)

U.B.1

U.B

bozzetto per la scultura del poeta Bellintani

in collaborazione con Nathalie Alony

fotografia di Marius Mele

Alveari per gli sposi

stagno, legno e marmo
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Questi lavori, ormai è una tradizione, li faccio per i matrimoni. Gli alveari sono casa e famiglia costruiti con dedizione, ventre materno. Modulari, si sviluppano in forme lievemente diverse. Possono sorgere ovunque, dove c’è un po’ di riparo e un po’ di sole, e alcuni più selvaggi e istantanei in luoghi effimeri: appesi alle graminacee nel campo o a un oggetto provvisorio. Il senso di pericolo ce li fa evitare ma ne ammiriamo l’istintiva cristallina geometria appena ne teniamo uno in mano.
A volte sento un suo costruttore avventarsi a rosicchiare il legno della mia finestra, come faceva ritualmente Ligabue quando impastava con la bocca la malta scultorea, e saluto tra sganasciate il piccolo muratore volante, con l’antinfortunistica a strisce, rubare un altro mattoncino.